martedì 22 novembre 2016

Sorprese tedesche: una brianzola a Wurzburg

Sono ormai tre settimane che sono tornata dal Wurzburger Improtheater Festival e credo sia tempo di raccontare com'è andata.
Ho deciso di andare a Wurzburg perchè non sono mai stata ad un festival internazionale, oltre ad essere curiosa di vedere come lavorano i tedeschi, che ai tempi del'organizzazione di MITICO 2015 mi hanno aiutato tanto.

- la dieresi non riesco a metterla, ma ci vorrebbe sopra la u di Wurzburg, immaginatela! -

Pertanto a maggio (sì, 5 mesi prima) ho chiesto di partecipare e dopo una lotteria sono stata sorteggiata tra i partecipanti (forse perchè ho fatto gli occhi da gatto con gli stivali dicendo che era la mia prima volta).
Quindi sono partita sulla mia fiammante Honda ibrida alla volta della Svizzera, dove avevo appuntamento col mio meraviglioso compagno di viaggio, Gabriele Nosatti from ABIT, che ormai da un anno vive e lavora a Zurigo. Ci siamo visti alla stazione di Bad Ragaz (nome vero, c'è anche l'autogrill di Heidi accanto) e insieme siamo giunti alla meta (la mia freschezza dopo 7 ore di guida ve la lascio immaginare).

La prima cosa da dire è che Wurzburg è bella e molto viva!

Sul ponte che vedete ogni sera tante persone fanno l'aperitivo con il vino locale - sì perchè la città è circondata dai vigneti - che si fa bere senza perdere un occhio, chi l'avrebbe mai detto!
Di questo ci siamo accorti dopo, perchè appena arrivati abbiamo iniziato il nostro workshop, io con Dave Sawyer di Big Bang di Boston e Gabriele con l'ottima Amy Shostak dal Canada.

Sono entusiasta del mio workshop, che ribattezzerei "improvvisa senza regole ma fallo bene": Dave ci ha fatto sperimentare il non-format che la sua compagnia utilizza da anni - free-improv -, seguendo le due semplici idee del "follow the funny" e del farsi ispirare continuamente.
Mi sono sentita come Alice che festeggia il suo non-compleanno con personaggi magnifici e di grande bravura, i miei compagni di corso provenienti da Finlandia, Germania, Spagna, Repubblica Ceca e Gran Bretagna.

- quelli che capivo meno erano senz'altro i britannici,
che non usano l'inglese per comunicare ma perchè è naturale... ogni cosa è uno strumento! -

Il vero fiore all'occhiello del Festival è l'organizzazione: tutto è concentrato attorno al centro sociale Cairo - dove ci sono discoteca, uffici e teatro - l'attaccato ostello della gioventù e l'adiacente scuola nelle cui aule si svolgono i workshop.

- ecco, magari sul cibo si può fare di molto meglio,
ma non facciamo gli italiani che si lamentano sempre!
A Gabriele dopo un anno di Svizzera è quasi piaciuto! -  


Il Festival esiste da 15 anni, la sua prima organizzatrice è stata Nadine Antler, che a 35 anni ha ritenuto di dover cedere il ruolo ad un gruppo di giovani (e bellissime) ragazze e ragazzi che lo portano avanti con competenza e senza mai smettere di sorridere.

- non so se quella della pensione di Nadine è una leggenda, comunque mi piace crederlo! - 

Il Festival in quanto tale è costellato di spettacoli di improvvisazione che si svolgono nei bei teatri della città. Io ho visto Naked stage con tra gli altri Laura Doorneweerd, ispirato al teatro classico in una piece con un'unica ambientazione ispirato a Carnage di Yasmina Reza, che parte con uno scene painting di un luogo indicato dal pubblico - in questo caso una barca al polo.
I cinque interpreti - tre donne e due uomini - sono molto bravi e teatralmente validi, le relazioni interessanti e credibili, anche se il finale è un po' attaccato, come se il lieto fine fosse d'obbligo.

Grande prova al femminile per Murder Mystery delle mie amiche finlandesi Kaisa Kokko e Marianna Räsänen, un giallo improvvisato che vede coinvolte quattro amiche il cui character painting è suggerito dal pubblico. Dopo due impressionanti prove di canto di Kaisa e Julia Petäjä il presentatore fa scegliere al pubblico omicida e vittima: si può decidere se saperlo o meno, chiudendo gli occhi - io li ho chiusi, o Jessica Fletcher non me l'avrebbe mai perdonato e neanche Tania Mattei ;-). Anche in questa situazione la conclusione è sembrata imposta, c'è stata poca consequenzialità nelle azioni, il movente insomma era debole. Comunque brave, bella idea e spettacolo gradevole.

Il sabato sera c'è una grande festa con la bellissima musica proposta dalla DJ Mama Cutsworth, con il gotha degli improvvisatori da tutto il mondo... finito completamente ubriaco!

Un Festival flash che si è chiuso con un allegro viaggio di ritorno in compagnia di Andrea Gaetani - un vero pierre dell'improvvisazione teatrale - e la nuova leva di teatribù Rossella - che con la sua conoscenza del tedesco è stata fondamentale!.

Dalla vostra inviata è tutto... alla prossima!

giovedì 10 marzo 2016

Our Play, le origini - dal blog di Patti Stiles



Primo articolo di rimbalzo al ritorno dal Welcome Festival di Roma, inizio con una traduzione perché, nel lavoro di risistemazione mentale dei milioni di stimoli e cose meravigliose viste, mi sono imbattuto in questo articolo di Patti sulle origini dello spettacolo che con Joe Bill ha messo in scena anche al festival.
Uno spettacolo semplice nella forma ma insieme speciale e fortissimo che mi ha emozionato e fatto pensare tanto, e a cui riserverò qualche riga pià avanti.
Mi piace condividere questo articolo perché è molto di più di una spiegazione dello spettacolo, è un messaggio forte e chiaro di apertura e accoglienza della diversità e credo sia anche molto appropriato per il "periodo storico improvvisativo" che sembra stia cominciando in Italia, mi permetto di dire anche grazie a festival come il Welcome, per cui ringrazio ancora i Bugiardini.

lunedì 8 febbraio 2016

Sul palco con gli attributi ovvero improvvisare da donna

Mapo mi ha fatto leggere questo articolo.
L'autrice, Annie Taylor, scrive di sentirsi liberi di condividere e se si è ancora più coraggiosi di commentare. Mi sento coraggiosa.
Sostanzialmente Annie racconta che durante un'intervista radiofonica, quando le è stato chiesto quale fosse stato il momento peggiore nella sua carriera improvvisativa, lei avesse glissato. "Perché la verità è che... ero troppo spaventata di parlare del mio peggior momento di improvvisazione.
Due anni dopo quel fatto, sono ancora molto sensibile al pensiero di quello che è successo.
Mi fa sentire arrabbiata, triste e frustrata. Io sono molto disponibile a parlare dei miei successi e fallimenti, ma ho detto solo a poche persone di questo momento perché odio parlarne. Ma tenere un segreto non serve a nessuno, così eccolo qui".
Fino a questo momento non riuscivo ad immaginare quale potesse essere questo episodio così tremendo, ma l'uso delle parole di Annie mi ha colpita.

lunedì 25 gennaio 2016

TELL, DON'T SHOW - "MICROSCOPERA"

E due. Secondo spettacolo del Teatro a Molla che vedo da quando ho scoperto il gotha dell'improvvisazione italiana. E stavolta ho due motivi: non sono mai stato a Bologna, e ho appena scoperto che Bologna ha ben 2 popcornerie.


lunedì 11 gennaio 2016

Giochini: sono da sfigati? - Jay Sukow

Il titolo di oggi è volutamente provocatorio e ci riporta all'eterna battaglia tra long form e short form a cui avevamo già dedicato un altro post a cura di Patti Stiles.
Capita spesso di discutere con attempati Improvvistori che affermano "ormai i giochini li lascio agli allievi, io faccio solo long perché è più stimolante"; vediamo un po' cosa dice Jay Sukow a riguardo.



mercoledì 23 dicembre 2015

Cari improvvisatori, un messaggio da Jay Sukow


Si avvicinano le feste e prima di finire nel vortice dei pranzi e delle cene, dei deliri alcolici e dei drammi familiari, dei pacchetti da scartare, dei baci, degli abbracci, dei sorrisi, dei trenini e dei propositi per l'anno nuovo prendiamo le parole di Jay Sukow di questo post del suo blog e ve le proponiamo come augurio natalizio di improvvisatoripuntoit.
Grazie a tutti voi che seguite questo progetto e che ci date tanta voglia di andare avanti

mercoledì 9 dicembre 2015

Un'introduzione ai quattro tipi di scena - Miles Stroth

Miles Stroth
Miles Stroth, un veterano della scena improvvisativa di Chicago, uno di quelli di cui leggi nei libri di storia dell'improvvisazione, è stato studente di Del Close e ha contribuito alla creazione di format come "Deconstruction" e "The movie". E' stato membro del mitico team The Family che includeva nomi del calibro di  Matt Besser, Ali Faranahkian, Neil Flynn, Adam McKay and Ian Roberts.
Ha da poco fondato il Pack Theater Improv Blog con uno stile molto diretto e senza mezze misure.
Per esempio ci dice che "Questa è comunque la mia opinione. E non è discutibile".
L'abbiamo contattato per chiedere il permesso di tradurre e come tanti altri è stato gentilissimo e disponibile; prima o poi vi regaleremo un post con tutte le risposte di questi simpatici Signori e Signore che ci rendono disponibili i loro scritti per questo piccolo blog.

Ci propone in questo post una personale e originale interpretazione delle scene improvvisate che divide in quattro categorie fondamentali.
(Abbiamo fatto un po' di fatica a rendere le espressioni "più colorite" anche volgarotte in italiano.)