venerdì 17 novembre 2017

Goodbye Dubai

Elena alla Courtyard Playhouse di Dubai!
Io sono laureata in Diritto internazionale. In realtà ci sono finita perché i miei volevano una laurea seria, e la carriera da designer o artista non li convinceva.
Poi alla fine sono diventata una designer, una giornalista, un'imprenditrice e un'Improvvisatrice.
A Dubai ho fatto fruttare per la prima volta la mia laurea: ho partecipato alla Conference di improvvisazione teatrale come rappresentante per l'Europa occidentale dell'International Theatresports Institute.
Rivesto questa carica da due anni, ma è solo quando mi sono trovata dal vivo con tutti i rappresentanti del mondo (di solito facciamo una skype call una volta al mese in un orario che alterna la notte per alcuni e la mattina per altri) che mi sono resa conto quanto siano stati utili i miei studi.

Il busto di Keith Johnstone
La funzione dell'ITI è promuovere e valorizzare i format creati da Keith Johnstone, canadese che viene considerato tra i padri dell'improvvisazione teatrale. Keith è vivo e lotta insieme a noi a Calgary, ma ha 84 anni e ha vissuto molto, nonostante abbia già un inquietante busto a Dubai (mi dicono che se lo venisse a sapere si arrabbierebbe molto. Quindi non lo tagghiamo, ma la foto è imperdibile).
Il festival o conference (questa la definizione ufficiale) è quello che è seguito alle nostre riunioni organizzative. Ogni due anni, una compagnia appartenente all'ITI si candida a ospitare l'evento.
Tutto è iniziato nel 2011 a Calgary, in Canada, poi nel 2013 a Wurzburg in Germania, nel 2015 a Milano e quest'anno a Dubai, appunto. Per il 2019 il festival tornerà in Canada, a Vancouver. 

 
Il momento della presentazione di Vancouver 2019

IN COSA CONSISTE LA CONFERENCE?
La settimana della conference Arabic Nights è un concentrato di workshop e spettacoli con alcuni dei migliori Improvvisatori al mondo.
Il Festival è stato ospitato dalla Courtyard Playhouse, un gioiellino in velluto rosso molto british, in mezzo ai capannoni di Dubai. Nessuno sa dove sia purtroppo - spiegarla ai tassisti è stata un'impresa.
La cosa bella di un paese senza diritti del lavoro è che in tre giorni (giuro) hanno costruito un altro piccolo teatro al piano terra della Playhouse, apposta per la Conference.

I WORKSHOP
I badge di alcuni dei formatori presenti a Dubai
La settimana era strutturata con una formula "main week" in cui potevi scegliere due insegnanti, uno al mattino e uno al pomeriggio, e la formazione consisteva in tre sessioni di 4 ore per ogni insegnante.
I workshop del weekend erano tre percorsi in cui si facevano 3 ore per insegnante, nei giorni di venerdì e sabato.
Io ho seguito i corsi di Joe Bill - "Toolkit", una cassetta di strumenti per improvvisare con la testa; e Felipe Ortiz - "The poetry of clown", sull'uso del corpo, il fallimento del clown e il mimo.

GLI SPETTACOLI
Con due teatri uno sopra l'altro, e tanti spettacoli in contemporanea, ho dovuto scegliere.
Vi riporto una scelta degli spettacoli che mi sono piaciuti di più, tutti a pari merito.


TENNESSEE WILLIAMS UNSCRIPTED Due ore di spettacolo di critica alla società media americana portato in scena da IMPRO THEATRE di Los Angeles, con il mio preferito Dan O'Connor e la sua preferita: sua moglie Edi Patterson. Si ride. Dei propri difetti. Grandi attori innanzitutto.
LUGARES di Felipe Ortiz. La bellezza della semplicità e delle emozioni. Basta un luogo della memoria per costruire un mondo coinvolgente e delicato.
LIGHTBOX Franck Buzz usa la sua esperienza decennale di light designer per uno spettacolo suggestivo, in cui tagli di luce e musica creano atmosfere ad alta ispirazione.
DRUM MACHINE è possibile fare un musical bellissimo, DA SOLA? Sì, se ti chiami Jill Bernard.
SCRAM Un duo con Joe Bill e Jill Bernard da far accapponare la pelle per la delicatezza e la genialità dei dialoghi.
IMPROVISED MOVIE "The Dark Habana" il titolo di un film realizzato davanti a noi da tre bravissimi attori: Dan O'Connor, Tim Orr e Stephen Kearin.
TWOPROV Una sequela di blues con lo spirito nero dell'irlandese americano di Joe Bill e la pulizia della voce della londinese Heather Urquhart degli Showstoppers!
IMPROVAZILLA MUSICAL PREMIERE che bravi sono questi tokyensi anglofoni?

Confesso che una sera io e Riccardo siamo andati a fare i turisti fumando la sheesha in un posto molto bello e che alcuni spettacoli non sono recensiti per decenza. Comunque sono a disposizione per i curiosi, sempre.


COM'È DUBAI? Dubai è tanta, troppa. Una città che non avendo una lunga storia - è nata intorno al 1950 - basa la sua attrattività turistica sull'eccezionalità. Tutto quindi è "il più grande del mondo" o "il più strano del mondo": l'acquario in un mall (centro commerciale) più grande del mondo, la pista da sci interna dove fuori ci sono 40 gradi, le copie dei palazzi famosi ma realizzati in doppia copia, che una non basta.
La temperatura a novembre è gradevole, ma la vita è condizionata dal caldo e si vive prevalentemente in interni con l'aria condizionata. I mall sono le nostre piazze, i pedoni non sono considerati. Lo sfarzo è molto.
Dubai è (in) un paese islamico. L'alcool è presente solo nei grandi alberghi o in pochi locali (vai a spiegare a Joe Bill che è difficile parlare con lui di improv quando lo vediamo con una birra in mano perché i momenti sono concentrati e lui è concentrato a bere); come donna sono stata più volte ignorata, specie quando ero insieme a uomini; abbiamo tutti firmato un codice di condotta che vietava di toccarsi e baciarsi durante i workshop e in scena.
La cucina è internazionale, le persone sono internazionali. I gestori della Courtyard Playhouse sono sudafricani, lo staff è di origini belghe, francesi, saudite, americane.
L'internazionalità è tale da rendere la domanda "da dove vieni?" una delle più complesse. Jon ha tratti filippini, è nato in Texas e vive a Tokyo.
L'internazionalità è tale da rendere tutti talmente diversi da far perdere il senso alla diversità. Magia.

MA SOLO IMPROVVISAZIONE? I volontari della Courtyard Playhouse hanno gentilmente guidato 
i partecipanti alla conference per le bellezze di Dubai.
Io ho visto il vecchio souk dei tessuti e delle spezie, con un bellissimo angolo puramente indiano.
Interessante il Museo di Dubai, che racconta in modo efficace la sua breve storia, grazie a ricostruzioni degli ambienti molto ben fatte.


COSA HO PORTATO A CASA
Un po' di sabbia che mi è rimasta addosso dal deserto.

Un tatuaggio all'hennè.
Inviti a Sidney, Tokyo, Trondheim.
Collaborazioni per migliorare l'ITI con Rebecca Northan, con cui lavoreremo al sito, e con Nikita che scriverà articoli in russo.
L'incontro con Mr. Flop, grazie alle lezioni sulla clownerie e la sua poesia (by Felipe Ortiz), e i complimenti commoventi di Chris Wells.
Il fastidio degli esercizi dell'Annoyance Theatre proposti da Joe Bill, e quindi la loro efficacia.
Un tramonto nel deserto condiviso con Jacob Bannigan.
Il cervello connesso all'improvvisazione e i sentimenti che vi risiedono.
La conferma che il canto sia uno strumento espressivo eccezionale.
Belle facce, grandi attori, conoscenza di realtà improvvisative lontane, simili o completamente nuove e inaspettate.
Un nuovo amico di Milano. Il Nescafè fa schifo.
L'italiano è una lingua densa di sfumature profonde. La speranza che per aiutare un italiano non gli facciano fare il Padrino (sigh).
Conoscere la donna forte e indipendente che vorresti essere tra qualche anno, cioè Karen Brown Fournell.
L'esistenza di un ambiente internazionale estremamente stimolante e composto da persone modeste.
L'amicizia con Alana.

E una consapevolezza che quello che semini raccogli, sempre.
Presidente di commissione Pietro Ichino, eccomi qua.

Grazie anche a Hollyce Yoken per aver reso il mio inglese più comprensibile in questa parte di mondo.

Elena Lah

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