martedì 4 aprile 2017

Focus and Awareness - Un workshop con Yann Van Den Branden #BabylonFestival

È stato un weekend di lavoro e spettacolo molto interessante. Grazie al Teatro a Molla e al Babylon Festival, di cui anche quest'anno Improvincia è partner, abbiamo avuto la possibilità di lavorare con uno dei componenti dell'Orcas Island Project. Quest'anno abbiamo scelto di lavorare con Yann Van Den Branden, attore e improvvisatore belga, che è stato anche nostro ospite nel "Maestro" che abbiamo proposto a TeatrOreno Sabato 1 Aprile.
Leggete l'articolo fino in fondo perchè c'è una sorpresa per tutti voi cari lettori!

L'argomento che come compagnia abbiamo scelto di approfondire con Yann è stato "Focus and awareness", e su questi due concetti si è concentrato il lavoro di Sabato e Domenica. Un lavoro molto pratico e interessante: Yann parla bene l'italiano e ha guidato il gruppo con entusiasmo ed energia.
Abbiamo iniziato a lavorare sul focus con un breve esercizio in cui tutti dovevamo entrare in scena,
Bene e Ricky giocano col focus
uno dopo l'altro, con l'obiettivo di prendere il focus della scena, solo con una posizione ma senza cancellare dalla scena gli altri compagni già entrati. Yann ha da subito sottolineato la necessità di usare lo SGUARDO verso il pubblico come strumento fondamentale del lavoro di scena. Spesso quando improvvisiamo siamo abituati a guardare solo i compagni, dimenticandoci del pubblico, che ha invece necessità di percepire direttamente le espressioni e le reazioni emotive del volto del mio personaggio in scena; l'uso dello sguardo verso il pubblico è un veicolo fondamentale per prendere il FOCUS della scena e rendere l'Improvvisatore anche attore. Insieme allo sguardo, deve aumentare la nostra consapevolezza di ciò che man mano si va a creare sulla scena: la seconda fase dell'esercizio è stata quindi l'animazione della scena statica, creatasi con l'ingresso di tutti gli improvvisatori, con l'obiettivo di essere consapevoli dei movimenti e delle battute dei compagni in scena, e in secondo luogo degli spostamenti di focus a cui la scena va incontro.

Il lavoro sulla consapevolezza è poi passato attraverso la costruzione di "soundtracks": l'esercizio inizia con il gruppo di improvvisatori sparso per la scena, la prima consegna è che ci sia sempre uno e un solo improvvisatore in movimento; abbiamo lavorato sulla variazione del tipo e della qualità del movimento, per poi passare a lavorare con due improvvisatori in movimento. Nel secondo step, abbiamo sperimentato la stessa cosa con il suono, uno e un solo suono presente in scena in ogni momento, per poi passare anche per il suono a due proposte contemporanee. La terza fase dell'esercizio ha richiesto la presenza di un suono e un movimento e poi due suoni e due movimenti.

Costruita questa piattaforma di lavoro comune, in cui si esalta la consapevolezza delle proposte di scena e di dove sia in fuoco della scena in ogni momento, l'abbiamo sfruttata nella pratica per creare "aperture" di 7-8 minuti, in cui data una proposta di spazio (ad esempio "un ospedale") e utilizzando la semplice regola di due proposte sonore e due proposte di movimento, si crea una sound and movement track, che può essere un ottimo opening per un musical, per un harold o per una long-form in generale.

Come ultima rifinitura, abbiamo introdotto il concetto di "copia": se copio il movimento e/o il suono di un compagno già in scena, la mia proposta non è nuova e va solo a rafforzare e rendere più grande e più teatrale la proposta iniziale.

Siamo poi passati al lavoro di scena, in cui Yann ha introdotto lo strumento fondamentale che usa per leggere le scene: lui lo chiama PARLO, acronimo di:

Sei consapevole del focus?
Personaggio
Azione
Relazione
Luogo
Obiettivo

È la rielaborazione dell'americano CROW (e del mio personale PROT) con l'aggiunta della A di azione che nella realtà americana dell'improvvisazione è spesso dimenticata in favore di un approccio molto più parlato delle scene.
Senza PARLO la scena non può essere chiara agli improvvisatori e al pubblico.

Il lavoro è un lavoro "a togliere": troppo spesso giochiamo ad aggiungere proposte alla scena quando invece basterebbe concentrarsi su ciò che già c'è qui e ora (e su questo vi invito a rileggere quanto scritto su quanto fatto a Roma con Razowsky) e andare a evidenziare tutte le componenti del PARLO, utilizzandole come motore della scena.

Yann ci ha poi fatto sperimentare il format APARTMENTS in cui gli improvvisatori, manenendo sempre gli stessi personaggi, raccontano le vite degli abitanti di un immaginario condominio.
Il palazzo in cui prendono vita le scene è caratterizzato da un negozio al primo piano e da 3/4 appartamenti per ogni piano; il codice di scena per l'accesso ai diversi appartamenti è dettato da un percorso fatto di due rampe di scale e dalla collocazione delle diverse porte di accesso. Gli improvvisatori percorrendo le scale in salita o in discesa e accedendo agli appartamenti definiscono il piano a cui si sta svolgendo la scena e la storia in fase di svolgimento. Il format è parecchio interessante perchè sottolinea l'importanza del lavoro sulla consapevolezza di quale storia sia in fase di svolgimento e sui cambi repentini di focus da un appartamento all'altro, da una storia all'altra.
Anche in questa parte di lavoro ci siamo resi conto di come sia fondamentale, per ogni personaggio, andare a definire l'obiettivo dello stesso nel contesto della sua personale storia e nella relazione con gli altri personaggi.

Abbiamo concluso la giornata con un lavoro più tecnico su alcuni tipi di taglio alla scena: CROSSCUT di coppia e singolo con i quali, in sintesi, si va a tagliare in modo "violento" la scena in corso partendo già nel nuovo dialogo con i protagonisti in movimento, oppure entrando in una nuova scena "tagliando fuori" uno dei due personaggi della scena precedente.

Il lavoro di Domenica è stato molto pratico: Yann ci ha spiegato per sommi capi il format NUMBERS, che ha sviluppato e giocato per alcuni anni col gruppo israeliano Lama Alpaka.
lo schema delle scene in NUMBERS
Il format è molto chiaro e semplice: agli improvvisatori vengono attribuiti dal pubblico 6 numeri, e lo spettacolo funziona su uno schema definito di scene e di relazioni che il pubblico può vedere direttamente scritto o proiettato sul palco. Questo schema può essere utilizzato per una long-form di 50 minuti oppure, con scene essenziali e in cui si rende immediatamente evidente il PARLO, anche in formato veloce da 15 minuti. Abbiamo fatto alcune prove dello spettacolo nella versione breve, e ci siamo resi conto di come sia essenziale e fondamentale da un lato creare relazioni chiare e significative e soprattutto con un obiettivo evidente, tagliare le scene nel momento appropriato, e infine, cosa che per gli improvvisatori risulta molto più difficile, non forzare la catena di connessioni tra le scene fin dalle prime battute dello sviluppo.

Per chiudere il workshop, ci siamo prima dedicati a un piccolo accenno a due cambi di scena che Yann chiama "alla ESCHER", ovvero cambi di scena in cui, tramite l'intesa con il proprio partner o tramite un inserto narrativo, una scena sfocia nell'altra sfruttando il potere evocativo di un gesto o di una postura, e infine abbiamo provato per sommi capi il format "THE WAKE", come giocato in Belgio dai QuickSilver. Il format prende spunto dall'americano CAMPFIRE, ma ne muta la cornice in quella di un rinfresco che segue una veglia funebre. I congiunti del deceduto accolgono dapprima il pubblico in sala vestiti a lutto e ricevendo le condoglianze poi, con una serie di domande, raccolgono suggerimenti sulla vita del defunto e infine si schierano in linea come al tavolo del rinfresco per dare inizio allo spettacolo. Il format si sviluppa su due piani narrativi: il primo è appunto quello del tavolo, dove il pubblico scopre le identità dei presenti e le loro relazioni; a questo si inframmezzano i momenti di vita del defunto, che emergono dai racconti dei congiunti e che vengono portati in scena dagli stessi improvvisatori, che assumono ruoli e personaggi diversi fatto salvo per uno che in ogni scena è sempre il protagonista - il morto.
Anche il lavoro su questo format è stato molto interessante; in questo caso la difficoltà principale è quella di non portare in scena, nei frammenti di vita vissuta, situazioni già descritte nella tavolata ma lavorare in un continuo rimando non didascalico tra i due piani.


Grazie a Yann per la disponibilità e l'energia, e a tutta Improvincia per l'impegno!

SORPRESA!I nostri lettori potranno acquistare al prezzo speciale di € 9 invece che € 12 i biglietti per gli spettacoli di #Babylon17 del 7-8-9 aprile, il Festival Internazionale di Teatro di Improvvisazione organizzato da Teatro a Molla . Per vedere il programma completo, date un’occhiata qui: www.babylon-festival.it





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