lunedì 8 febbraio 2016

Sul palco con gli attributi ovvero improvvisare da donna

Mapo mi ha fatto leggere questo articolo.
L'autrice, Annie Taylor, scrive di sentirsi liberi di condividere e se si è ancora più coraggiosi di commentare. Mi sento coraggiosa.
Sostanzialmente Annie racconta che durante un'intervista radiofonica, quando le è stato chiesto quale fosse stato il momento peggiore nella sua carriera improvvisativa, lei avesse glissato. "Perché la verità è che... ero troppo spaventata di parlare del mio peggior momento di improvvisazione.
Due anni dopo quel fatto, sono ancora molto sensibile al pensiero di quello che è successo.
Mi fa sentire arrabbiata, triste e frustrata. Io sono molto disponibile a parlare dei miei successi e fallimenti, ma ho detto solo a poche persone di questo momento perché odio parlarne. Ma tenere un segreto non serve a nessuno, così eccolo qui".
Fino a questo momento non riuscivo ad immaginare quale potesse essere questo episodio così tremendo, ma l'uso delle parole di Annie mi ha colpita.
"Durante un esercizio [quello che in italiano chiamiamo climax] sono entrata e mi sono gettata a terra, facendo l'ubriaca. 
Qui è quando c'è stato il mio peggior momento sul palco.
Un mio compagno di classe è strisciato sopra di me e mi ha messo il suo braccio attorno. Un altro compagno ha finto di drogarmi con il Rohypnol [una sostanza che favorisce lo stupro della vittima] mentre un altro mi colpiva il viso. La scena si è evoluta in uno stupro di gruppo completo da cui non riuscivo a uscire poiché ero sconvolta dall'uomo che aveva deciso di cominciare a piegarmi. Ho cercato di spingere tutti via per quella che mi è sembrata un'ora ma che probabilmente era durata trenta secondi. Non mi sono mai sentita così sollevata dall'ingresso di qualcuno di nuovo in scena come in quel giorno.
Ma nessuno è intervenuto a fermare la scena.
Non ne ho parlato con nessuno perché mi sentivo che non potevo. Non volevo essere una cattiva compagna. Non volevo essere quella che avrebbe diviso il gruppo. Pensai che sarebbe passata quella brutta sensazione, ma la verità è che due anni dopo ancora non mi piace parlarne."
La cosa che mi ha colpito è la scelta delle parole e le emozioni. Così simili a quelle di una vittima di un reale stupro. L'omertà, la paura, il senso di colpa. Ma è possibile che ci si possa sentire così?

"In tutta la ma carriera improvvisativa, che è stata di 5 anni, ho avuto solo due insegnanti donna e due coach donna. Questo è un grave problema."

Io non sono una femminista. Conosco la società e so che è normale che le donne siano meno presenti degli uomini, anche perchè molte di loro decidono di avere dei figli e dedicarsi ad altro che non sia l'improvvisazione teatrale. Io lavoro con donne, sempre di più.
Annie dice che ci vorrebbero insegnanti donne per consolarti quando senti di essere stata umiliata, avere subìto sessismo. Gli uomini sanno essere solidali ma non basta, non possono capire.

"Trovo così frustrante doverlo anche solo pensare. Ma ci sono una serie di esempi di cose che ho dovuto affrontare che non credo abbiano toccato anche gli improvvisatori maschi.
Ho dovuto lasciare numerosi saggi perché il mio compagno maschio ubriaco continuava a picchiarmi.
Ho dovuto urlare più volte alla stessa persona perché continuava ad afferrarmi il culo e non capiva che non lo trovavo divertente.
Sono stata venduta come prostituta in scena.
Sono stata ad audizioni dove sono stata chiamata puttana in scena e mi hanno ordinato di andare in cucina a fare dei panini. Quando ho osato lamentarmi di questa scelta, è sceso il silenzio e l'imbarazzo e ho dovuto affontare il resto dell'audizione sperando che finisse presto.
Mi hanno detto di dimagrire, di cambiare voce, di cambiare il mio nome da Annie, che ho sempre usato, ad Anna, che è quello registrato, perché sembrava meno un nome da bambina.
Mi è stato detto più volte - da sconosciuti - che la ragione per cui ero stata scritturata per uno spettacolo era quella di raggiungere una quota femminile. Mi è stato detto - da sconosciuti - che la ragione per cui ho ottenuto un lavoro di coaching è stato perché ero una donna. Mi è stato detto - da sconosciuti - che il motivo per cui ho ottenuto una parte in un teatro era perché tra me e il proprietario "c'era qualcosa". Tutto da persone che non hanno alcuna autorità o idea di quanto lavori duro o di quanto talento io possa avere."
...Continuo io:
Sono stata baciata sulla bocca da un presentatore che continuava a definirmi in base alla dimensione del mio seno.
Ho fatto una sfida di improvvisazione con altri tre uomini e ho vinto adattandomi al loro tono sessista.
MA
Ho fatto uno spettacolo con 3 donne e uno splendido regista uomo che ha tirato fuori il meglio di noi come persone, non come donne.

La Linea Gialla, regia di Omar Galvan, Cavenago di B.za, 8 marzo 2013
Giusi Lo Coco, Irene Lasta, Elena Lah e Alexia Jean Vergani

Lavoro con uomini rispettosi e intelligenti, che mi fanno stare bene ogni volta che sono sul palco con loro.
Sono presidente di un'associazione culturale di Improvvisazione teatrale e sono fiera che la parità effettiva sia uno dei nostri modi per fare cultura, anche sociale.

Annie conclude: "Forse sono più concentrata sul piacere che sull'essere rispettata. Questo non è giusto. Così voglio iniziare a farmi sentire, spero voi facciate lo stesso."

Io sono molto fortunata, il nostro cambiamento è già in atto.
Vorrei stimolare una riflessione su questo tema: cosa ne pensano le altre donne che fanno Improvvisazione? Avete vissuto momenti come quello di Annie?

Vivi - Ridi - Ama
Come disse Martin deMaat: "Sei puro potenziale"

11 commenti:

  1. Esperienze cosi traumatiche non ne ho avute, ma trovo che a volte l'improvvisazione rifletta "semplicemente" la società. Pertanto si viene relegate a ruoli spalla perché "il pilota" è un maschio, "il rapinatore" è un maschio, in un saloon ti tocca fare la ballerina e mai il pistolero

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    1. Grazie! Quanto mi piacerebbe sapere chi sei :-)

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  2. Se facciamo teatro, facciamo cultura. Quindi dovremmo insegnare qualcosa al nostro pubblico.

    Non sarebbe male insegnare un po' di rispetto, no?

    E magari permettere alle donne di interpretare personaggi che non siano uno stereotipo?

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    1. Il problema sta in quel "permettere".
      È nostra responsabilità di donne non stare agli stereotipi, è vostra responsabilità di uomini permetterVI di guardarci con una mentalità più aperta.
      Non ho alcuna intenzione polemica, ho inteso le migliori intenzioni del tuo commento ��

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    2. Hai perfettamente ragione. Il mio uso del verbo permettere sottintende la scelta maschile di cambiare mentalita'.

      Ma non solo per le donne : per tutti! Perche' non ha ragione il piu' aggressivo, e sappiamo quanto l'educazione tenda a spegnere l'aggressivita' alle donne ed a enfatizzarla agli uomini.

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  3. Sono stata stuprata sul palco, durante un allenamento. E' stata una scena davvero bella, emotivamente forte, toccante e non comune. Se nell'improvvisazione si riescono a fare scene così per me è solo una fortuna. Mi ritengo molto fortunata perché lavoro con improvvisatori fantastici e si, sono anche tutti maschi, ma quello è solo un particolare. Così come io sono una femmina per puro caso! Odio le divisioni tra bravi improvvisatori e brave improvvisatrici. Siamo tutti improvvisatori, e mi fa infuriare questa separazione che ancora capita di fare tra maschi e femmine! E' una suddivisione da scuola elementare che non dovrebbe esistere. Purtroppo a volte le donne si portano nell'improvvisazione dei limiti mentali, dettati da società, educazione, pudori di vario tipo e non so che altro.. siamo noi le prime che non ci diamo il permesso di interpretare determinati ruoli. Basta trovare scuse dando la colpa ai maschi! Ci stiamo limitando da sole! I maschi non mi devono dare il premesso di interpretare un ruolo non stereotipato, mi dò io il permesso da sola e mi prendo il ruolo che voglio. E se poi abbiamo avuto un momento di palco spiacevole, parliamone e condividiamolo col gruppo. Per me nell'improvvisazione, come nel sesso, si può fare tutto ciò che vogliamo e che piace sia noi che al/ai nostro/nostri partner/s. E' finzione e gioco. E se uno mi stupra non mi ha mancato di rispetto, mi ha solo fatto il dono di andare oltre le nostre ristrette mentalità di "questo non si fa" "questo non è carino".
    La cosa migliore che ci può capitare è improvvisare in un gruppo che si dà il permesso di fare qualsiasi cosa, tanto uno stupro quanto dire semplicemente «No».

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    1. Condivido il tuo punto di vista, ma per la mia (piccolissima) esperienza personale, puoi osare te stessa in qualsiasi ruolo e puoi stare bene anche nel ruolo di una stuprata solo se c'è totale fiducia nei compagni improvvisatori. E la fiducia c'è se c'è il rispetto, fuori dalla scena ancor prima che sulla scena

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  4. condivido il primo commento in pieno: spesso ci mancano degli esempi reali sociali da cui trarre spunto per le improvvisazioni.. ma voglio continuare a credere che secoli di maschilismo non abbiano spento la fantasia femminile nel porci protagoniste della scena, senza cadere in stereotipi davvero banali e a volte imbarazzanti.

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  5. Sento mio il primo commento ma concordo con l'analisi di Tania. Non c'è stata limitazione di ruoli in scena che io non abbia autorizzato, con grande frustrazione di fronte alla consapevolezza dei miei limiti.
    Grazie, Elena, per questa riflessione.
    Do

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  6. Si parla di sessismo nell'improvvisazione, ma creare un workshop per sole donne (notizia di oggi) cos'altro è?

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