lunedì 27 marzo 2017

Il mio Papa è differente - Mr. Razowsky in visita a Milano


Ci sono persone che ti è capitato sicuramente di vedere su uno schermo, ne hai letto sui libri, ne senti parlare, ma quando te le trovi davanti è tutta un’altra cosa.




Ore 20.30. Il papa è in visita a Milano. Non è previsto che passi anche da noi, a Vimercate, eppure eccolo lì. Entra nella stanza come se niente fosse. Saluta nella sua lingua, ricambiamo, e ci disponiamo in cerchio. Lo ascoltiamo per un’ora, e la sua esperienza ci travolge, travolge tutto ciò che abbiamo imparato finora, e ci lascia tramortiti. Continuerà a tramortirci per tutta la sera.


Ore 23.51. “Il papa vorrebbe fermarsi a bere qualcosa, qualcuno si ferma?”. Devono tutti svegliarsi presto la mattina dopo, io stesso ho la sveglia alle 6.30, ma io e Gianluca ci fermiamo, ci sono occasioni che non capitano tutte le sere.


Ore 01.25. Al terzo bicchiere di Montepulciano, il papa è molto più sveglio di noi. Si è informato sulle nostre vite, ci ha parlato della sua fidanzata, della sua carriera, della sua musica. Raramente ho visto Gianluca così ispirato, e non ho mai sbavato così tanto davanti a delle foto mostrate su un cellulare.


Stephen Colbert. Steve Carell. 40 anni di storia dell’improvvisazione americana, quindi mondiale, quindi, fino a prova contraria, universale. Il mio papa ha 58 anni, recita da quando ne aveva 10, ed è il mio grado di separazione con le mie divinità.


Mr. Razowsky entra nelle nostre vite quasi per coincidenza, è a Teatribù, e viene invitato a tenerci una lezione dal nostro maestro Mr. Arcuri. E così ci troviamo nel cuore della Brianza, una sera di Marzo, noi 15 pischellini e il papa. Che inizia a parlare e non si ferma più. Che vede tutte le citazioni impro-motivazionali sulle pareti e vorrebbe strapparle quasi tutte. “YES and”, “WHY”, “a Harold is like building a 747 midflight”. Niente. Tutto sbagliato. Lui è qui per dirci quanto sia figo creare conflitti, usare in scena le 4 gioie della vita (dormire, mangiare, scopare e GOSSIPPARE - “Perché non dovremmo parlare di chi non è presente? Andate a vedere una partita di qualsiasi cosa, guardatevi intorno e ditemi quanti non stanno parlando di qualcuno che non è lì!”). Ma soprattutto, è qui per introdurci alle gioie del NO. Che non l’ha mica inventato lui, il NO. Chiaro. Ma non l’abbiamo mai usato tanto quanto stasera.


Ci ha parlato di molte cose, dalla SHAPE ai POINT OF VIEW, che definiscono la sua poetica, ma suonano più come grandi concetti da mettere su un volantino, non bastano a definire le 3 ore che abbiamo passato con lui. Piuttosto paragonerei noi agli abitanti di Pompeii, e lui al Vesuvio.


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Abbiamo parlato di attore e personaggio, di Invention Town e di come non esistano né il passato né il futuro, di quanto non serva dannarsi a pensare alla storia che ci sta dietro, al perché il personaggio fa questo, perché fa quello (e qui persino Mr. Arcuri ha vacillato un po’, è stato molto divertente, perché il WHY era la base della lezione precedente), tutti punti di vista illuminanti. Quando li vedi fare a lui.
Poi farli noi è tutto un altro campo da gioco.
Un altro campionato.
Un altro fottuto sport.


STOP BULLSHITTING!”


Repetition is not redundancy.”


“Don’t tell the story… BE the story!”


E il futuro poster che andrà a unirsi a tutti quelli che avrebbe voluto strappare: “The first line of dialogue is never spoken”.


Sono informazioni nuove o rielaborate, che arrivano a 150 miglia all’ora, e ci schiaffeggiano tra una traduzione e l’altra, ci lasciano senza respiro e anche facendo non più di 3 esercizi in 3 ore, ci lasciano una fatica addosso che neanche una mezza maratona.


Flashback:
Metà redazione è stata al Welcome a Roma qualche settimana fa, e l’ha conosciuto, il papa. E i racconti al ritorno non sono stati negativi, ma era la prima volta che qualcuno mi raccontava che è stato a fare un workshop e voleva picchiare l’insegnante.


Flashforward:
Siamo in scena io e Silvia, lei mi dice qualcosa, io devo rispondere onestamente. Lo faccio. “NO”. Ci riprovo. “NO”. Di nuovo. “NO”. Mi blocco. Non capisco cosa vuole il papa da me, mi sembra di reagire onestamente, ma lui ha colto qualcosa, lui vuole che io dica quello che vuole lui, lui pensa di sapere cosa voglio davvero dire perché ha visto qualcosa qualcosa che io non ho visto non vedo non vedo cazzo cosa vuoi da me uomo americano di mezza età che poteva restarsene a Chicago Los Angeles New York Stocazzo e invece sei qui a farmi impazzire COSA VUOI!?


Comincio a capire Mapo.


Rido.


Mi rilasso, e mi avvicino a ciò che vuole che io dica, ma mi esce in modo confuso.
“Ridillo esattamente come l’hai detto.”
Lo ridico esattamente come l’ho detto. In modo confuso.
“NO!”
Ok, adesso ti picchio. L’ho detto esattamente come prima!
“Scusa, intendevo ridillo ma ora bene.”
Lo fulmino con lo sguardo. Lui porta le mani alla bocca e si rintana in una posizione fetale ma in piedi, e ride.


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Si ride. Si ride un sacco, a lezione con Mr. Razowsky. Si ride violentemente, come se arrivassi all’orale della maturità dopo aver studiato un mese e ti dicessero che tutti i programmi sono cambiati e devi ristudiare tutto da capo in quei 5 minuti che ti restano, ma il lato positivo è che vengono promossi tutti a prescindere, non importa, avrai tutte le occasioni del mondo per rifarti. E ridi. Un po’ istericamente, ma ridi.


A metà lezione realizzo che ho letto di lui, nel libro su Second City, e realizzo ciò che gli chiederò qualche ora dopo, e che mi porterà a vedere il suo selfie con Stephen Colbert e gli altri, e che mi porta ancora a sbavare pensandoci, e che è collegato al motivo per cui ho iniziato a improvvisare: perché molti dei miei idoli sono partiti dall’improvvisazione. Hanno cambiato la mia vita. E lui li ha conosciuti quasi tutti. E io sbavo.


E se potessi barattare i 5 anni di liceo e i 3 anni di università con 8 anni di Second City negli anni ‘80, starei già cercando un appartamento a Chicago.


Purtroppo non succederà, né cambierà radicalmente il nostro modo d’improvvisare dopo questa serata. Ma i germogli che ha impiantato nella nostra testa Mr. Razowsky non se ne andranno facilmente, e nel grande puzzle del diventare persone migliori grazie all’improvvisazione, ho trovato un paio di nuovi tasselli che non sapevo neanche di cercare.


Grazie Mr. Razowsky. See you soon.


(E grazie Davide. Hai realizzato un piccolo sogno.)


Questa è una chicca consigliata dal papa,
sempre dopo 3 Montepulciano, con questo commento:
"Una delle migliori scene di sempre. Guarda quanto riesce a far ridere Carell, quasi senza muoversi."

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