lunedì 23 febbraio 2015

La Galanteria nell’improvvisazione


Will Hines
Oggi vi proponiamo una traduzione-selezione di questo post tratto dal blog Improv Nonsense di Will Hines,  Improvvisatore losangelino dell’Upright Citizens Brigade (UCB) nel quale potrete trovare pensieri, memorie e opinioni sulla long form.

Tra la miriade di post, mi ha colpito questo sulla Chivalry, qui tradotta come Galanteria nell’improvvisazione.

Qualcosa da insegnare: sul palcoscenico, gli Improvvisatori dovrebbero essere dei galantuomini con le Improvvisatrici. Uso il termine “galanteria” perché comunica “rispetto” e fa capire che esiste un doppio standard. La galanteria determina i comportamenti maschili più di quelli femminili. Questo non perché le Improvvisatrici lo richiedano, ma perché il pubblico stesso lo chiede.
Per esempio: generalmente una donna può molestare verbalmente un uomo, il pubblico lo apprezza. Se un uomo fosse verbalmente molesto nei confronti di una donna, il pubblico si sentirebbe molto a disagio. Prima un Improvvisatore lo capisce, prima avrà successo sul palco.

Sappiamo cosa sia la galanteria nella vita reale. Vuol dire che un uomo deve tenere la porta aperta, accompagnare la sedia, offrirsi di pagare il conto. Sul palco significa non dire niente di grezzo alle donne, non sfidarle in maniera fisica, non urlar loro in faccia, non  inserirle in scenari o conversazioni imbarazzanti che riguardano la sfera sessuale. Non perché le donne siano fiori così delicati che si sciuperebbero, ma perché, per Giove, è una cosa gentile da farsi: noi continueremo a comportarci in maniera gentile seguendo  le regole della galanteria fino a che non ci saremo guadagnati il diritto e la confidenza come compagni di squadra, di rompere ogni regola.
Questa è una questione separata rispetto a quella più generale del rispetto nell’improvvisazione. Il rispetto e il sostegno sono regole valide per tutti. Tutti devono ascoltare, reagire e cooperare senza distinzioni di genere. Dire che abbiamo bisogno di galanteria, vuol dire semplicemente fare in modo che il pubblico ci veda come uomini e donne e che non se lo dimentichi.
Nei livelli più bassi d’improvvisazione, c'è sempre abbondanza di ragazzi che trattano le ragazze come strani robot. Ci sono anche le ragazze che non sono sicure di quanto possano far valere le proprie ragioni senza violare il sacro "Sì, e". I termini “galanteria” e “cortesia” sono termini utili in quei casi. “In questa classe seguiremo le regole della galanteria”, dico dopo la prima scena a carattere sessuale. “I ragazzi non dovrebbero mai mettere le ragazze in una situazione scorretta/che non sia serena, sul palco. Nessuno dev’essere mai messo in situazioni di disagio, i ragazzi devono comportarsi da cavalieri con le ragazze”.
Analizzare quello che è giusto e sbagliato che gli uomini facciano alle donne sul palco (e viceversa) è difficile e provante. E la gente ama discutere i dettagli. “E cosa succede se è l’attrice che CHIEDE all’attore di essere sessualmente provocante?”; “e se l'apertura di scena riguardasse i vibratori?”; “e se il monologo fosse su uno zio inquietante che fa strani massaggi al collo?”. Le discussioni in rete riguardo l’argomento sono sempre estremamente lunghe. Gli articoli di “uomini vs. donne nel teatro” ricevono un’attenzione sproporzionata.
In classe, la faccio breve e dico: “Potremmo discutere all'infinito su situazioni ipotetiche, ma ragazzi: si sa che cosa sia maleducato; non fatelo”.
Questo succede perché non ci sono regole rigide. Dipende da quanto gli attori si conoscono, dal loro livello di consapevolezza, dalla sicurezza di sé e dal talento, da quali argomenti si sono sviluppati in apertura di scena, da quello che è già successo nello show… E ognuno di noi ha diversi livelli di tolleranza personale.
[…]
Ho visto un sacco d’inizi-scena fastidiosi tra uomini e donne che comprendevano tutti i gradi di malizia e ingenuità. Ho visto ragazzi afferrare ragazze che non conoscono bene e fingere di mimare una scopata da dietro come MOMENTO INIZIATICO. Ho visto ragazzi chiamare una ragazza “troia” alla prima battuta. Ho visto 12 ragazzi attaccare l’unica ragazza in classe in un gioco di gruppo, quando lei non stava facendo assolutamente nulla di diverso rispetto a tutti gli altri. Questi sono i cattivi esempi. Gli insegnanti dovrebbero fermare immediatamente questo tipo di scene, facendo subito notare quanto sia maleducato che un ragazzo faccia cose simili a una ragazza, e o far ripartire la scena o passare ad altre due persone.
[…]
Mi piace metterla in termini di pubblico piuttosto che parlare dei sentimenti dell’attrice. L’attrice, se ama improvvisare, probabilmente non vorrà che altri combattano le proprie battaglie, non si offenderà come si offenderebbe il pubblico. Non è giusto per me come insegnante pensare di sapere come si stia sentendo e, francamente, non importa. Non si tratta di un singolo studente, ma di creare uno standard di buona educazione condivisa da mostrare al pubblico.

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